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Crisi e cambiamento

Incontro con Riccardo Milano, uno dei fondatori di Banca Etica

di Andrea Pizzinat, da L'Azione dell'8 dicembre 2013


Riccardo Milano

"Giovani e crisi economica: quale futuro?" è stato il tema dell'incontro, organizzato la pastorale giovanile della forania di Conegliano, con Riccardo Milano, economista, ex promotore finanziario in seguito "pentitosi" e diventato uno dei fondatori di Banca Etica. Mercoledì 27 novembre, in una sala del Toniolo, presente circa un centinaio di persone [soprattutto i partecipanti al concorso ProgresSpot, sul tema "La crisi che fa crescere"], ha conversato sul tema della crescita collegata alla crisi. Crescere? Sì, perché in greco antico "crisi" è etimologicamente vicino al termine "opportunità".

Il dottor Milano ha identificato sette tipi di crisi differenti; oltre alla economica e finanziaria, sotto gli occhi di tutti, siamo in mezzo ad una crisi delle teorie economiche: dal 1970 ad oggi ci sono state quattrocento crisi, e ora non esiste più un modello economico adatto ad affrontarle. Esiste poi una crisi della politica: negli ultimi trent'anni è essa stata fagocitata dalla finanza e non fa più il suo ruolo, per cui ha salvato le banche, prime responsabili di quanto sta accadendo; ma esse, oltre a non aver cambiato atteggiamento, ora ricattano gli stati chiedendo di adeguarsi quando dovrebbe essere il contrario, ed impongono ad essi tagli al welfare, additato come causa della rovina. La quinta crisi riguarda la fiducia: "credito" deriva da "credere" ma gli istituti di credito non si fidano tra di loro né si fidano dei cittadini. Da tutto questo nasce la crisi dell'etica, accantonata per creare una finanza senza alcun principio, e una crisi culturale: «Studiate - ha suggerito il dottor Milano agli studenti coneglianesi che componevano la maggioranza dei presenti -, perché se non si studia non si può capire la realtà e quindi trovare il modo di uscire da questa spirale, e perché se non lo fate voi lo faranno gli indiani e i cinesi».

La speranza ha due figli, ha affermato Milano citando sant'Agostino: l'indignazione e la voglia di cambiare . Da qui, secondo lui bisogna ripartire. Indignarsi per le forti disuguaglianze che questo sistema ha creato, indignarsi nel sapere che navighiamo senza saperlo sopra ad un mare di soldi, al confronto del quale il debito pubblico italiano è una bazzecola; soldi che potrebbero risolvere tanti problemi ma che sono controllati da poche centinaia di istituzioni private nel mondo. Indignarsi, e quindi cambiare: come? Attraverso lo studio, come già detto: in particolare e gli studenti nelle facoltà di economia devono pretendere dai loro insegnanti di studiare le alternative al sistema attuale, che ci sono. Si chiamano, per esempio, banca etica e mercato equo e solidale. Si cambia poi con la politica: «Anche se gli esempi attuali non sono incoraggianti - ha affermato - dobbiamo ricominciare ad occuparci di politica», la "più alta forma di carità" secondo la definizione di papa Paolo VI. Nuove leggi che blocchino i meccanismi che permettono alla finanza di arricchire pochissime persone, che tassino le transazioni finanziarie, che eliminino i paradisi fiscali. La dottrina sociale della Chiesa - ha concluso - ci chiede infine di cambiare il nostro stile di vita: occorre più sobrietà, maggiore capacità di ascolto, nuove relazioni con gli altri.

Andrea Pizzinat


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