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pubblicato sabato 14 luglio 2012


Briciole di spiritualitā per la pastorale giovanile


Briciole di spiritualità per la pastorale giovanile
a partire dal Vangelo di Marco 14

Lo scorso sabato 9 giugno animatori e giovani della forania
ci siamo dati appuntamento dai padri Dehoniani,
per un incontro di condivisione, verifica, formazione.
Tante ottime idee ci sono state offerte
dalla pagina di Vangelo letta insieme
e commentata da padre Silvano,
in sintonia con la festa del Corpus Domini.
È stata un'occasione per guardare a Gesù
e cogliere degli spunti per il nostro servizio educativo.

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Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

Il contesto è la festa degli azzimi, che durava sette giorni e nella quale si viveva la Pasqua, cioè il ricordo di una liberazione e di un passaggio.

 

La Pasqua per gli ebrei era...

a. Una liberazione

Per vivere una liberazione, per essere liberati, dobbiamo accorgerci che non siamo liberi, che siamo prigionieri di qualcosa. A volte conviviamo pacificamente con ciò che pian piano ci rende meno liberi e quindi meno sereni. Il sentire che abbiamo bisogno di essere liberati allora presuppone un fare chiarezza su tutto ciò che intralcia il nostro cammino di crescita e di umanizzazione. Anche la nostra fede risentirà di questi blocchi, di certe nostre chiusure, di paure e di risentimenti, di dissapori e di fatiche di relazione che ancora non ci permettono di essere liberi. Il riconoscere ciò che ci condiziona vuol dire che abbiamo bisogno di un liberatore. Cristo, nostra Pasqua sa liberare, curare, perdonare, rimettere in piedi. Ci permette di fare il primo passo verso "la terra promessa", verso quel bene e star bene a cui tutti aspiriamo. Solo una persona liberata può definirsi libera e liberante. Lavorando in mezzo a ragazzi e giovani abbiamo questo compito di lavoro su di noi come condizione per lavorare efficacemente sugli altri. È un lungo processo! Senza la pretesa assurda di eliminare tutti gli ostacoli, perché c'è quella parte di limite in me e negli altri che devo accettare di convivere e condividere. Siamo amati da Dio a partire da questa parte di noi.

b. Un passaggio

Per passare dobbiamo sapere dove vogliamo arrivare e desiderarlo. Quello che in gergo pastorale, anche giovanile, si riferisce agli obiettivi da raggiungere. Eventuali strumenti che troveremo saranno in funzione di tali obiettivi. Da quale parte allora ci muoviamo? Dalla parte di chi ha detto Io sono la via!! Perché nei passaggi della vita occorre farci accompagnare da Qualcuno. La prima nostra guida spirituale è lo Spirito santo ed Egli ci parla nella Sacra scrittura, nell'incontro personale e comunitario con il Figlio, nel confronto e nel dialogo con chi stiamo camminando insieme. Sarà poi la sua Parola che ci offrirà le giuste coordinate e una chiara mappatura del nostro percorso. Per non trovarci allo stesso posto, dopo tanto camminare... a vuoto.

 

Qualcuno ha già preparato

Gesù manda due discepoli avanti. C'è qualcuno che li aspetta e che devono seguire... provvisto di una brocca d'acqua. Gesù indirettamente ci suggerisce: "seguite l'acqua, seguite ciò che vi disseta per sempre". La samaritana è il discepolo che ha trovato l'acqua viva. Gesù ha già preparato tutto , ora spetta a noi fidarsi e andare. Se quei discepoli avessero cominciato a dubitare, a porre domande, sarebbe sorto nel loro cuore una sorte di scetticismo che li avrebbe frenati e forse bloccati. Anche Maria all'inizio afferma: "come può accadere tutto questo?". La risposta per noi la troviamo sulle sue labbra: "Eccomi!".

Un animatore deve avere di fondo questa fiducia. Sapere che tutto non è nelle sue mani, anzi. Qualcuno ha già preparato, sta preparando. Qualcuno ci precede e ci anticipa. Allora saremo meno preoccupati di risultati, saremmo meno inclini a scoraggiarci, più carichi di speranza.

I ragazzi percepiscono questo atteggiamento fiducioso attraverso un nostro atteggiamento sereno, meno critico e pretenzioso. Avremmo invece la pazienza e la sollecitudine di chi sa attendere con amore.

 

"L'animatore eucaristico"

Gesù nell'istituzione dell'eucaristia ci offre 5 verbi che parlano dello stile di Dio, del suo modo di fare: prendere, benedire, spezzare, dare, rendere grazie!

 

1. Prendere: prese del pane.

Gesù prende qualcosa che ci appartiene, qualcosa di nostro, del nostro lavoro, ma anche frutto della terra, della natura. Quel pane siamo noi, è la nostra umanità di cui siamo impastati in ogni nostra fibra, in ogni nostra cellula. Se Dio lo prende è come dicesse: "e vide che era cosa molto buona". Come dice il sacerdote nella messa: "è cosa buona e giusta". Quel pane nelle sue mani ci dichiara: "è bella la tua umanità, è bello quello che sei". Dio ci valorizza per quello che siamo! Questo è il messaggio che ogni ragazzo e ogni giovane dovrebbe sentire. Se la mia vita è bella allora me la gioco, me la spendo fino in fondo, non la butto via, anzi la metto a disposizione. Se non colgo questa fiducia di fondo viene spontaneo trattenere. Chiudo nel mio fazzoletto o metto sottoterra quel talento che Dio mi ha dato. Gesù prende quel pane non per sé, ma per valorizzarlo, per dare qualcosa in più. In quel pane che parla di noi Egli offre se stesso. Nella nostra umanità entra Gesù e la amplifica, la trasforma. È questo il miracolo dell'eucaristia! Se i ragazzi percepiscono che qui c'è una vita in più allora gli faremo scoprire il "tesoro nel campo".

 

2. Benedire: recitò la benedizione.

Benedice la nostra realtà, la nostra vita Dio. Didi noi, ci bene-dirà! Ai ragazzi va data sempre la nostra benedizione che vuol dire valorizzarli, farli sentire importanti, incoraggiarli, far loro percepire che il bene supera il male. Colgono così che Dio è dalla loro parte, che di Lui ci si può fidare.

 

3. Spezzare: lo spezzò.

Dio si spezza, si divide perché noi possiamo condividere. Dividere insieme, spezzare insieme: è un'esperienza che ci fa stare bene, che ci dice che insieme è bello e si può e ci porta lontano. Dice un detto cinese: "da soli si va in fretta, ma insieme si va lontani". Impariamo a condividere e far condividere. Una vita spezzata per gli altri non è una vita persa ma che si moltiplica. Solo condividendo sfamiamo questo mondo, solo così può avvenire anche oggi la moltiplicazione della vita e dell'amore.

 

4. Dare: lo diede loro.

Dio si dà, si consegna. Dio non trattiene niente per sé ma diventa mangiabile. Come il cibo diventa la nostra forza, così Cristo che si fa cibo per noi diventa la nostra forza. Senza Cristo non possiamo vivere da cristiani. Si è cristiani solo se abbiamo Cristo con noi, in noi. Oltre a dare tempo, energie, conoscenze, alla fine diamo noi stessi, diamo quello che siamo e abbiamo.

Se abbiamo Cristo e se siamo di Lui, diamo anche lui.

Un giorno Madre Teresa parlò con un seminarista.
Guardandolo con i suoi occhi limpidi e penetranti gli chiese: "Quante ore preghi ogni giorno?". Il ragazzo rimase sorpreso da una simile domanda e provò a difendersi dicendo: "Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?". Madre Teresa gli prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettergli ciò che aveva nel cuore. Poi gli confidò:
"Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega; pregando, Dio mi mette il suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!".

 

5. Rendere grazie: rese grazie.

Gesù rende continuamente grazie al Padre per l'amore che dà ai suoi figli e lui ne è portavoce e portatore di questo amore. La parola grazie è quella che non dovrebbe mai mancare. Quanto fa bene a un ragazzo sentire che il suo animatore gli dice grazie! Siamo chiamate a diventare persone eucaristiche, persone che rendono grazie! Grazie per... la lista è lunghissima! Se un animatore o un ragazzo sanno dire grazie, sanno riconoscere il dono. Se sanno riconoscere il dono prima o poi arriveranno al Donatore.

 

padre Silvano Volpato

 

 

Preghiera a Gesù-Eucaristia

Signore, non vengo a riceverti,
ma a chiederti di accogliermi in Te.

Non sei Tu che ti nascondi in me:
sono io che voglio scomparire in Te.

Ti ho portato il mio cuore
per poter amare nel tuo amore.

Ti ho portato il mio spirito,
per poter pensare alla tua luce.

I miei occhi... per poter vedere come vedi Tu.

Le mie labbra... per parlare e sorridere nel nome tuo.

Le mie mani... perché in me tu possa soccorrere tutti.

Ti dono il mio essere perché continui la tua Incarnazione.

Noi non veniamo a riceverti per portarti via separatamente:
veniamo insieme per consegnarci a Te insieme.

Veniamo diversi: ripartiremo uniti nel tuo amore.

Veniamo a te con le nostre discordie e divisioni:
e saremo uniti nella tua Carità.

Veniamo a Te da tutti i punti dell'orizzonte sociale:
ripartiremo per costruire lo stesso Regno.

Veniamo molteplici:
in Te e per Te non saremo che una cosa sola.

(Anonimo)





 
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